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2005: Anno Internazionale del Microcredito - Valutazioni PDF Stampa E-mail
Thursday 11 October 2007

Nell’anno internazionale del microcredito, 66 milioni di famiglie tra le piu’ povere del mondo hanno beneficiato di microprestiti, secondo i dati di un rapporto diffuso dalla Campagna del vertice sul microcredito. Sono passati 30 anni da quando il professore di economia Mohammed Yunus, il bengalese pioniere delle banche etiche, fondò la Grameen Bank «inventando» il microcredito a beneficio di comunità di donne nei villaggi rurali tra le paludi del Bangladesh, e ormai i piccoli prestiti per avviare o espandere microattività sono diventati il nuovo paradigma per realizzare l’utopia del "make poverty history": consegnare la povertà alla storia.

Oggi il miliardo di persone che costituisce il quinto più povero della popolazione della Terra, produce solo l'1 per cento del risparmio mondiale e riceve appena lo 0,2 per cento del credito. E’ come dire che il 20 per cento dei risparmi dei poveri sono prestati ai ricchi: chi non puo’ offrire garanzie economiche non riceve credito e quindi non puo’ avviare attività che lo aiutino ad uscire dall’indigenza. Il microcredito interrompe il circolo vizioso della povertà perchè non richiede solo le garanzie economiche, ma si basa su garanzie sociali: per esempio valutando come più affidabile una donna con figli ed inserita nel tessuto del suo villaggio, od un disabile che cerca di avviare un’attivita per creare una fonte di reddito per la famiglia. E i tassi di ritorno dei prestiti sono spesso superiori a quelli delle banche "profit".

I crediti in media non superano i 100 dollari, ma spesso è quanto basta per aprire un negozio alla periferia di una cittadina del Mali, un’attivita’ di pilatura del riso nel sud est asiatico, un servizio di taxi con risciò a pedali, o la vendita di contratti per telefoni cellulari in zone rurali. Dall’Africa subsahariana alla Lapponia, l'84 per cento di coloro che ricevono microcrediti sono donne, spesso abbandonate dai mariti, vedove o con sulle spalle famiglie numerose. Altre categorie che beneficiano di microprestiti sono per esempio i disabili vittime di mine antiuomo, gli ex combattenti, e i contadini il cui raccolto è stato distrutto dalle cavallette e che senza un prestito dovrebbero abbandonare la terra che coltivano da generazioni per andare ad ingrossare le fila dei disperati che cercano nelle discariche delle periferie della grandi città.

A concedere microprestiti sono in genere banche etiche, ONG, agenzie di sviluppo della cooperazione e organismi intergovernativi: dalla banca mondiale, all’ONU ed alle sue agenzie specializzate come l'Ifad, il fondo internazionale per lo sviluppo agricolo con sede a Roma. La riduzione della povertà estrema è il primo degli «obiettivi di sviluppo del millennio» sottoscritti da oltre 180 capi di stato, ed il microcredito è ormai il simbolo della cooperazione allo sviluppo che funziona: locale, mirata, a favore delle categorie più svantaggiate e non di elite corrotte. Il "microbenessere" che deriva da piccole attività spesso si traduce in migliore accesso ai servizi sanitari e scolastici per le donne e i bambini, promuovendo anche lo «sviluppo umano» e non solo quello economico.

I dati del «Rapporto sullo stato della campagna del vertice sul microcredito 2005» sono stati raccolti da più di tremila istituzioni in tutto il mondo e la loro diffusione coincide con la conclusione dell'anno internazionale del microcredito indetto dall’assemblea generale dell’ONU. Sono stati raggiunti complessivamente più di 92 milioni di «clienti», 66,6 milioni dei quali tra i più indigenti che vivono con meno di un dollaro al giorno; 66,6 milioni di famiglie povere significano circa 333 milioni di persone, cifra quasi equivalente alla popolazione della vecchia Europa dei 15.

L'obiettivo della campagna sul microcredito, un progetto delle Nazioni Unite basato sul Fondo Educativo della ONG Results, è di raggiungere 175 milioni di famiglie tra le più povere del mondo entro la fine del 2015. "Dai risultati emersi in questi studi e a solo 10 anni dalla scadenza degli Obiettivi di sviluppo del millennio - ha dichiarato Sam Daley Harris, direttore della campagna- sarebbe irresponsabile che i principali donatori, come la Banca Mondiale, continuassero a spendere meno dell'1 per cento all'anno nella microfinanza".

 
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